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La mutazione del virus e il conteggio dei morti

21 novembre 2009 4 Commenti

Ci dicono che dobbiamo stare tranquilli, che tutto è sotto controllo. Poi aggiungono che i morti sono “ormai” 44, e che è morta una bambina senza altre patologie se non la positività all’H1N1/A. Ci dicono che questa pandemia farà senz’altro meno morti che l’influenza stagionale, ma non mi risulta che sia mai stato fatto un conteggio quotidiano così accurato delle morti che si verificano ogni anno a causa dell’influenza stagionale. In compenso, della pericolosità del vaccino e delle spiegazioni su come agiscono gli adiuvanti e del perchè è necessario usare un conservante a base di mercurio la stampa tradizionale ci dice poco o nulla. Perchè, dicono, le notizie che girano sul web sono mirate a diffondere l’allarmismo. Invece, la loro è pura informazione. Su questo, francamente, potrei avere un’opinione leggermente discordante. Adesso i titoli dei media strombazzano la nuova news, il virus è mutato. Io sono una biologa, questa notizia mi turba poco. Perchè è normale che i virus influenzali mutino. Invece l’Ansa, fonte preferita anche delle nostre news che compaiono alla destra di questo blog, tanto per non diffondere allarmismi fornisce ai preoccupati “influenzandi” le seguenti spiegazioni sulla mutazione del virus:

Riassorbimento e mutazione adattativi: sono questi, secondo gli esperti, i processi attraverso cui un virus può ‘migliorare’ progressivamente la propria capacità di contagio da uomo a uomo. Attraverso il riassorbimento, spiegano i virologi, il materiale genetico si modifica attraverso una ‘mescolanza’ tra virus aviari e umani durante una coinfezione con entrambi i ceppi in un essere umano o in maiale dando vita ad un virus pandemico altamente trasmissibile. Più lento il processo per mutazione adattativa, come accaduto per il virus H1N1 nei tre casi riscontrati in Norvegia e in alcuni casi sporadici in altri paesi, che prevede un adattamento nel tempo del virus alle cellule umane infettando l’uomo. Questa mutazione si esprime in un primo tempo in un numero limitato di casi, ma con il trascorrere del tempo la sua capacità di diffusione può aumentare progressivamente. Per i virologi questo processo è il più auspicabile perché permette di programmare le contromisure più efficaci nei confronti del virus mutato (fonte Ansa).”

Chiaro come la notte. Ma che spiegazione è? Se uno non è del mestiere non ci capisce assolutamente niente, e se non ci capisce niente si spaventa ancora di più. Perchè l’essere umano ha paura di ciò che non conosce e mantenerlo nell’ignoranza fa parte di una precisa strategia del terrore, che ha i fini più disparati. In questo caso, il fine ci pare quello di vendere i vaccini. Già, perchè non si capisce niente della spiegazione fornita dai virologi, ma si capisce che il vaccino è ugualmente efficace. Quindi state tutti tranquilli, il virus muta e ammazza la gente, ma il vaccino vi salverà. Ecco cosa passa dai media all’orecchio della persona…media.

Siccome abbiamo già fornito spiegazioni semplificate sullo squalene e sugli adiuvanti in generale, che speriamo siano serviti a prendere la vostra decisione sulla vaccinazione in modo più sereno e consapevole, ora vi spieghiamo in parole povere come fa il virus a mutare.

Il virus non è nient’altro che un acido nucleico in scatola
E’ proprio così. Nel caso dell’H1N1, l’acido nucleico (cioè il materiale che contiene i geni, la carta d’identità del virus) è l’RNA (acido ribonucleico) virale. Il virus non ha alcuna possibilità di riprodursi senza l’aiuto di una cellula di un altro organismo, e in questo caso può utilizzare la cellula dell’uomo, del maiale o di alcuni uccelli (polli, anatre). Non è detto che si limiti solo a questi viventi: qualche giorno fa uscì la notizia del gatto malato di influenza A. Comunque, che la cellula sia di porco, di pollo o di uomo, il virus si comporta nel solito modo. Inserisce il proprio materiale genetico nella cellula e comincia la sua azione da parassita. Ma non è detto che l’azione di un virus impedisca ad un altro di fare il suo ingresso nella cellula: quindi è possibile che nella stessa cellula agiscano contemporaneamente due acidi nucleici di due virus diversi.

Facciamo una pausa e vediamo cosa sono, proprio in parole poverissime, i geni. I geni sono frammenti di DNA dove sono scritte le caratteristiche dell’organismo: il colore degli occhi, dei capelli o del pelo e così via. Per quanto riguarda un virus, nei sui geni tra le altre cose c’è scritta la modalità di diffusione: se c’è bisogno di contatto di sangue o se la diffusione può avvenire anche tramite le vie aeree. Nel famoso film “Virus Letale”, si parla del virus Ebola, che provoca una terribile febbre emorragica che raramente lascia scampo; questo virus si trasmette per contatto di sangue, come l’HIV, ed è talmente forte e rapido da uccidere i suoi ospiti prima che il contagio possa diffondersi. Ebbene, in questo film a un certo punto si dice che questo pseudo-ebola è diventato “aereo” e che quindi il suo contagio non è più limitato dal contatto stretto dei malati, perchè si può trasmettere senza contatto: con uno starnuto, per esempio. Ovviamente in quel frangente arrivano gli americani buoni e fanno un virus nello stesso tempo in cui io preparo la pasta e fagioli. Nella realtà le cose vanno un tantino più a rilento. Tutto questo discorso per dire che inizialmente il virus dell’influenza A non era aereo, e a causa di una mutazione dovuta alla “ricombinazione” con il virus dell’aviaria è diventato aereo.
Ora cerco di spiegarvi questo fenomeno.

Eravamo rimasti alla nostra cellula, nella quale si mettono a lavorare due virus, utilizzando gli stessi attrezzi forniti gratuitamente e inconsapevolmente dalla cellula. Siccome non c’è separazione nè dell’ambiente di lavoro, nè degli strumenti di lavoro, si verificano delle “contaminazioni”. E’ normale, no? Provate a preparare prima la crema pasticcera, e poi il cioccolato fuso…e poi prendete il mestolo con cui avete preparato il cioccolato fuso e mettetelo nella crema: la crema si macchia di cioccolato, no? Cioè si contamina. Si mischia. Ed è un fenomeno perfettamente conosciuto e normale. Il grado di contaminazione può essere leggero o pesante. A seconda di quanto i due virus si contaminano a vicenda (si ricombinano), i virus che escono dalla cellula acquistano questa o quella caratteristica. Quindi non è assolutamente detto che una mutazione virale dia origine a un virus per il quale va bene il vaccino già fatto: tanto che ogni anno fanno vaccini nuovi per l’influenza stagionale, che è sempre un virus H1/A, però mutato. Quindi come cavolo fanno a sapere che il vaccino pandemico già preparato va bene anche per il virus mutato? Può succedere solo se il virus non muta o se presenta mutazioni minime che non alterano le caratteristiche di base del virus. Quindi perchè diffondere con così tanto allarme la notizia della mutazione?

Ma veniamo all’altro fenomeno descritto nella spiegazione chiara come l’equazione di Schrödinger, ovvero l’adattabilità. Una mutazione adattativa, come dice la parola stessa, prevede che l’organismo che muta si adatti a qualcosa. E’ come se il virus piano piano, ma molto piano piano, cominciasse ad adattarsi meglio all’organismo che lo ospita, uomo incluso, migliorando quindi la sua strategia di contagio. Il modo in cui questo avviene può sembrare terrorizzante: siccome c’è un continuo scambio di materiale “genetico” dalla cellula ospite e il virus, può succedere anche alcuni geni della cellula ospite finiscano nel virus e viceversa. Così, all’interno della specie a cui appartiene la cellula ospite, comincia a riprodursi un virus adattato, con geni più simili a quelli della cellula ospite e che pertanto sfrutta molto ma molto meglio gli strumenti per riprodursi e trasmettersi ad individui di quella stessa specie. Una sorta di apprendimento lentissimo e, in quanto lento, scarsamente preoccupante. Anche perchè mentre il virus “apprende”, lo stesso fa il nostro sistema immunitario.

Cari “influenzandi”, la mutazione è un fenomeno normale che è alla base della variabilità degli organismi viventi, e non sempre porta robaccia! Magari la mutazione dell’H1N1 potrebbe renderlo anche molto meno aggressivo, o farlo addirittura tornare non contagioso. Invece ci vendono la parola “mutazione” come spauracchio, così corriamo ad implorare la dose salvifica di vaccino. Che è lì, bello pronto per tutti noi, riempito a dovere di mercurio e di squalene. Che, tanto, non fa male. O, meglio, non è dimostrato che faccia male.

4 Commenti »

  • Blue Gene/C ha detto:

    In generale credo che dalla cura per le malattie , l’uomo, ovvero i vari centri di potere sparsi per il mondo, abbiano cambiato strategia.
    Non più aspettare la malattia, ma procurarla, in questo modo si possono ottenere più risultati nello stesso tempo:denaro e controllo della popolazione.
    Poiche’ siamo in troppi su questa terra ,e non ci sono più guerre , (che servivano a ridurre la popolazione)bisogna intervenire prima che sia troppo tardi.
    Non più campi di sterminio ma tante belle pandemie organizzate e pianificate e nel contempo selezionare le persone più resistenti e adatte a creare una nuova generazione per il futuro.
    O forse, una voglia di avere il potere per governare a piacemento sulla popolazione, come il sogno di tanti dittatori del secolo passato.

  • Samanta (author) ha detto:

    @Blue Gene/C (ma hai una fissa con l’IBM, tu? ;) ) qualche anno fa mi sono imbattuta in un documento, che poi non sono riuscita più a ritrovare, che parlava del virus HIV e delle scarse possibilità della sua implicazione nell’AIDS. Mi spiego meglio. Il virus in questione provoca un’immunodeficienza, perchè infetta i linfociti T4 innescando una “guerra fratricida” in cui muoiono altre cellule T…il calo di questo tipo di linfocita determina l’immunodeficienza, cioè una ridotta capacità di rispondere alle malattie infettive, siano essere di origine virale o batterica. E fin qui, detto in soldoni, ci siamo. Le osservazioni statistiche sull’evoluzione clinica dell’HIV, tuttavia, non fanno notare che la sieropositività al virus determini la sindrome nota come AIDS. Anzi, le manifestazioni tipiche dell’AIDS sono molto basse nei soggetti HIV positivi che conducono una vita normale, e che quindi non si espongono continuamente a lesioni della pelle (rapporti omosessuali tra maschi, buchi con aghi non sterili per eroinomani, situazioni di malnutrizione e scarsa igiene, tipiche dei paesi del terzo mondo). La somministrazione di Aciclovir (o Zovirax…o altro antivirale…) come preventivo dell’Aids in pazienti sieropositivi che conducono un’esistenza non a rischio ha molte più controindicazioni che valore terapeutico, mentre lo avrebbe, per esempio, nei paesi de terzo mondo…ma la somministrazione nei paesi del terzo mondo non garantirebbe alla Glaxo (guarda guarda…) i guadagni miliardari che ha con la commercializzazione dello stesso prodotto (magari con nome diverso e prezzo doppio) nei cosiddetti paesi capitalisti. Per fartela breve, in un follow-up di svariati anni condotto su pazienti sieropositivi non curati con antivirale e su altrettanti pazienti sieropositivi curati con antivirale è venuto fuori che quelli curati con antivirale avevano manifestato un numero significativo di linfomi non-hodkgin. La deduzione finale la lascio a te. Purtroppo non sono riuscita più a trovare la documentazione relativa a questo studio (era tutta in inglese, quindi si perde nei meandri della rete), quindi sostenere una cosa del genere senza bibliografia diventa un arbitrio. Ma su altre fonti, comunque, si possono trovare studi condotti in USA, Vietnam e Cina legati al meccanismo con cui il virus H5N1, comunemente noto come aviaria, uccide…e lo fa provocando una tempesta di citochine. Lo squalene agisce come adiuvante provocando una tempesta di citochine. Anche qui lascio la deduzione a te. Buona domenica!

  • Blue Gene/C ha detto:

    sarcoma di Kaposi in Europa si riscontra prevalentemente nei pazienti immunodepressi (soprattutto in quelli affetti dalla Sindrome da Immunodeficienza Acquisita o AIDS)

    Il libro/rivista di diversi anni fa, della rivista FOTOGRAFARE , abbina il sarcoma di Kaposi con L’AIDS e racconta la storia , abbastanza attendibile , anche fatta attraverso i comunicati stampa dei due medici scopritori del virus , della nascita del AIDS.
    Devo recuperarlo.

    Robert Charles Gallo / Luc Montagnier

    ——–
    Purtroppo si x ibm, e’ stato il mio primo pc nel lontano 89

  • Samanta Barontini (author) ha detto:

    Il sarcoma di Kaposi è correlato al virus HIV, ma questo non significa che somministrare l’aciclovir riduce la possibilità che questo si verifichi (ovviamente sempre secondo quel documento). Del resto molte sindromi virali sono mutagene e potenzialmente cancerogene. Il virus EBV (Epstein-Barr) che provoca la mononucleosi infettiva è correlato al linfoma di Burkitt, il virus dell’epatite C e in minore parte dell’epatite B al carcinoma epatico, il virus HPV (Papilloma Virus) è strettamente correlato al cancro della cervice uterina…ogni retrovirus è potenzialmente pericoloso, a causa della sua modalità di infezione della cellula e di replicazioni (organismi molto, molto affascinanti).

    Per il pc…ti batto (sono più vecchia…)…il mio primo pc è stato un Asem PC 100, classe 1988. Un cassettone enorme, senza HD, con floppettoni da 5.2′…per scrivere si usava word star…niente windows, ma IBM/DOS…che tempi!

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