Come funziona lo squalene: versione semplificata
La maggior parte dei lettori che si avvicinano a questo sito ricercano con una certa regolarità notizie sullo squalene. Pochi giorni fa pubblicammo un articolo del prof. Bartolozzi, dove veniva spiegato il meccanismo molecolare dello squalene. Il linguaggio usato forse era un po’ troppo da addetti ai lavori, pertanto oggi ve lo proponiamo in versione semplificata, aggiungendo qualche spiegazione semplice su come funziona, in soldoni, il nostro sistema immunitario. Iniziamo proprio da qui per capire meglio come agisce questo squalene, che ci fa attualmente più paura della stessa influenza A.
Il sistema immunitario
Nel nostro organismo, come in quello di tutti gli animali, è presente un complesso sistema di difesa, che ci mantiene in salute nonostante l’attacco di tutti gli organismi patogeni (cioè che producono malattie) con i quali veniamo in contatto ogni giorno. Questo sistema è programmato in modo da riconoscere ciò che gli “appartiene” e ciò che invece è estraneo, e quindi reagisce anche quando il nostro corpo viene in contatto con sostanze non necessariamente viventi ma comunque estranee al nostro corpo e pertanto potenzialmente dannose.
Il sistema immunitario è formato da particolari cellule, i linfociti, che nascono nel midollo spinale e raggiungono in seguito le “postazioni di guardia”, i linfonodi, che si trovano sparsi un po’ ovunque nel corpo, e si stabiliscono anche in prossimità dei “luoghi” dove è maggiormente probabile che giungano sostanze o organismi portati dall’ambiente esterno, cioè nei bronchi e nell’intestino, sulle cosiddette mucose rispettivamente bronchiali e intestinali.
Cosa succede quando arriva un virus aereo
Un virus aereo entrerà nel nostro corpo tramite le vie respiratorie, e quindi la prima reazione avverrà a livello delle mucose delle vie respiratorie: per questo, quando prendiamo l’influenza, di solito ci viene il raffreddore e la tosse, perchè appunto la prima battaglia per la difesa della nostre saluta avviene nelle vie respiratorie.
Ecco, ora seguitemi bene perchè cercherò di essere chiarissima, ma le cose si fanno un pochino più complicate. Farò del mio meglio. Dunque, quando il virus entra nel nostro corpo dal naso o dalla bocca, arriva all’inizio delle prime vie respiratorie e lì comincia la sua opera mirata allo sfruttamento delle cellule per riprodursi, proprio come fa un parassita. Le sue cellule preferite sono i globuli bianchi. I globuli bianchi “infettati” dal virus espongono sulla loro superficie dei segni di riconoscimento, gli antigeni virali, e scatenano la risposta di altri particolari globuli bianchi, che si dirigono in grande numero e molto agguerriti contro le cellule segnate dal virus, per farle fuori. In poche parole, si scatena una guerra fratricida, in cui tante cellule muoiono. Questo sistema è efficiente, ma un po’ troppo violento: se ogni volta che entra un virus ci fosse una guerra, ben presto finiremmo tutti i nostri globuli bianchi e non andrebbe a finire proprio bene per noi. Insomma, sarebbe un “muoia Sansone con tutti i Filistei”. Per questo il nostro corpo ha inventato un sistema per far fuori i filistei, salvando il buon Sansone: gli anticorpi. Mentre si scatena la battaglia, come abbiamo già detto, ci viene la febbre e ci sentiamo male. Questo è ciò che percepiamo dall’esterno. Dall’interno invece si mettono in atto tutti i sistemi che serviranno non solo per debellare il virus, ma anche per impedire una nuova guerra fratricida iniziale qualora il virus ricapitasse dalle nostre parti. Per formare gli anticorpi è necessario l’intervento dei linfociti (non starò a specificare i tipi, qui non ci interessa). Siccome le cellule non hanno nè telefonini nè radio-rice-trasmittenti, e per giunta sono pure mute, per comunicare tra loro usano delle sostanze particolari, che si chiamano citochine. Le cellule che si accorgono dell’infezione e combattono in prima linea cominciano a produrre queste citochine: le citochine, come dei veri e propri messaggeri, raggiungono i linfociti e comunicano loro che è necessario il loro intervento. Subito i linfociti si mettono all’opera per fabbricare gli anticorpi (anche qui non sto a specificare quali…è necessario solo che capiate il meccanismo generale), sostanze che sono in grado di “chiamare” le cellule dell’artiglieria pesante, dei globuli bianchi molto voraci che si chiamano macrofagi, senza che intervenga la prima linea. Serviranno quando il virus si ripresenterà , e saranno cavoli suoi: non appena farà capolino, sarà subito identificato come ospite indesiderato e mangiato in men che non si dica, senza che noi possiamo accorgercene.
E lo squalene?
Lo squalene fa il solletico alla cellula che produce le citochine, stimolando alcuni particolari recettori, e fa sì che ne produca grandi quantità . Quindi anche se arriva un virus secco secco e rachitico, mezzo moribondo che da solo non sveglierebbe nemmeno le cellule della prima linea (che hanno tra l’altro il sonno molto leggero…), la presenza dello squalene fa lo stesso effetto della strombazzata della sveglia dell’esercito…PEREPEEEEEEEE’!!! Le cellule si svegliano e iniziano sputare citochine come se fossero state invase dagli alieni, e i linfociti, che prendono per buono quello che dicono loro, si mettono a produrre anticorpi come forsennati e reagiscono come se ci fosse l’infezione. Che però non c’è. Ma ormai il lavoro è fatto, cosa volete, gli anticorpi sono stati prodotti e va bene così. Tutto può servire, se poi il virus arriva davvero siamo già pronti. Ecco, in parole poverissime, come funziona un vaccino e come funziona soprattutto lo squalene, questo adiuvante che ci terrorizza.
Ma perchè, appunto, ci terrorizza? Per tutta una serie di notizie che abbiamo letto sul web e delle quali la stampa tradizionale si tiene abbastanza alla larga. In primo luogo, ed è la mia opinione, ci terrorizza perchè non conosciamo il reale meccanismo di funzionamento. Quello che vi ho spiegato qua sopra, in modo semi-serio, è ciò che per adesso sappiamo. Quello che ci spaventa è legato al dubbio che la risposta immunitaria iper-stimolata dalla presenza dello squalene non sia troppo forte e finisca per coinvolgere non solo il virus ma anche le cellule sane che normalmente non sono attaccate dal sistema immunitario, che, come abbiamo detto all’inizio, riconosce ciò che è suo da ciò che non lo è. Insomma, potrebbe anche verificarsi che il sistema immunitario si confonda troppo e cominci a sparare a vanvera, provocando gravi malattie che si chiamano autoimmuni. Ma questo non è affatto dimostrato, e in tanti anni d’uso dello squalene come adiuvante non solo nel vaccino pandemico ma anche nei normali vaccini influenzali si sono verificati raramente casi di reazioni avverse.
Ecco, spero di avervi reso le idee un po’ più chiare e di avervi esposto il meccanismo dell’adiuvante, togliendogli un po’ gli abiti dello spauracchio che l’attenzione mediatica gli ha regalato in questi mesi. Se a torto o a ragione, ce lo dirà il tempo.











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